Con il decreto anticrisi l'ingresso dello Stato è condizionato a un piano aziendale
Per 36 mesi potere di veto sulla strategia, tre anni di garanzia sui depositi
Le mani del Tesoro sulle banche
ecco come comanderà la politica
di LUCA IEZZI
ROMA - Lo Stato blinda il sistema bancario per i prossimi tre anni. I conti correnti saranno garantiti dallo Stato, oltre che dal fondo interbancario, e le banche che si dovessero trovare in difficoltà potranno trovare il sostegno, quasi illimitato, delle risorse pubbliche. In questo caso però il prezzo da pagare sarà sottoporre la strategia al preventivo gradimento del ministero del Tesoro e della Banca d'Italia.
Queste le due novità contenute nei cinque articoli del decreto "salva banche" che oggi sarà pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale e diventerà pienamente operativo fino alla conversione parlamentare.
I primi due articoli delineano la procedura a cui una banca con difficoltà patrimoniali dovrà sottoporsi per ottenere un'iniezione di denaro pubblico. La richiesta d'intervento può arrivare dall'istituto, ma la necessità di una ricapitalizzazione può anche essere accertata direttamente dalla Banca d'Italia e quindi in qualche modo "richiesta" dal regolatore. L'iniezione di capitale darà al Tesoro azioni privilegiate, quindi senza diritto di voto, ma l'azionista pubblico sarà tutt'altro che invisibile nella gestione.
Innanzitutto la sottoscrizione del capitale ci sarà solo se "l'aumento di capitale non sia stato ancora perfezionato alla data di entrata in vigore del presente decreto" e se la banca in difficoltà presenterà un "programma di stabilizzazione e rafforzamento" della durata di tre anni. L'adeguatezza del piano è sottoposta alla valutazione di Via Nazionale e deve contenere anche una previsione sull'utilizzo dei dividendi, approvata dall'assemblea, per l'intero periodo.
Dal momento dell'entrata dello Stato "le variazioni sostanziali al programma di stabilizzazione e rafforzamento - recita ancora l'articolo 1 - sono soggette alla preventiva approvazione del ministero dell'Economia, sentita la Banca d'Italia". Sarà sicuramente questo lo strumento attraverso il quale il governo farà sentire più forte il suo peso sulla gestione degli istituti. Intervento che peraltro non ha limiti visto che al socio pubblico non si applicano le regole e i tetti previsti per legge in società bancarie particolari come le popolari e le cooperative. In particolare quelle che vietano o sterilizzano l'eccessiva concentrazione di azioni in capo a un solo socio.
Anche l'estensione dello sforzo finanziario è quasi illimitata. Il settimo comma dell'articolo 1 dà la possibilità di trovare la copertura per gli aumenti di capitale su gran parte dei capitoli del bilancio pubblico, permette anche l'utilizzo di contabilità speciali e l'emissione di titoli di debito pubblico. Poteri ancora maggiori se la situazione di grave crisi possa "recare pregiudizio alla stabilità del sistema finanziario". Si arriva in quei casi ad un vero e proprio commissariamento previsto dall'articolo 70 del Testo unico bancario, con scioglimento da parte del ministero degli organi direttivi e la scelta di nuovi commissari.
L'articolo 3 facilita la concessione da parte della Banca d'Italia di finanziamenti alle banche per gran parte dei contratti di prestito che gli stessi istituti fanno ai clienti, nei casi ci siano garanzie "collaterali" accertate. Ai questi finanziamenti di Via Nazionale si estende la garanzia statale.
I depositi invece sono tutelati dallo Stato per 36 mesi "a integrazione e in aggiunta agli interventi dei sistemi di garanzia dei depositanti istituiti e riconosciuti" vale a dire il fondo interbancario e quello specifico della banche di credito cooperativo.
(
10 ottobre 2008)